Opere e Tarantelle

 

Opere e Tarantelle
Dopo tanti anni dall’abbandono dello stabile, in cui visse il compositore Giovanni Paisiello, sembra sia iniziata una politica comunale di recupero dello stesso, denominato ‘Casa Paisiello’. Un progetto cofinanziato dalla Regione  Puglia e dal Comune di Taranto con un importo di 800mila euro, che prevede
la realizzazione, in 270 giorni (dal 12/11/20), della casa-museo e di una caffetteria a piano terra. E’ un progetto nato pochi anni fa che vede in queste settimane l’inizio dei lavori, attualmente non realmente partiti per alcune  formalità burocratiche.

Se volessimo analizzare però gli interventi istituzionali succedutisi nel tempo, partendo, in un passato recente, dai progetti Urban e Urban II, passando per le varie speculazioni seguite negli anni, fino al ‘progetto case a 1 euro’, non troveremmo elementi rassicuranti, anzi…vedremmo decisamente elementi
preoccupanti, come il continuo impoverimento del patrimonio sociale (che parte dagli esodi degli abitanti dell’isola, fino gli anni ’80, verso le abitazioni delle periferie), come l’omologazione sociale a scapito di una cultura popolare che caratterizzava i vicoli del centro storico, come la continua speculazione sul
patrimonio pubblico e culturale e il continuo tentativo di trasformare il centro storico, un tempo cuore pulsante della città, in una vetrina per turisti o in un salotto per ricchi.

Gli esempi delle politiche del recente passato di recupero, riqualificazione o qualsivoglia rigenerazione dei centri storici ci restituiscono l’immagine di centri omologati, nei quali non è prevista la povertà, la diversità, dove vige una sorta di ‘legalità’. Una società che si rispetti non deve mostrare le sue miserie, viene da sé che il decoro sia imposto con la repressione e l’emarginazione.
La lotta all’abusivismo e all’accattonaggio è solo l’inizio di una scelta politica che punta ad attrarre investimenti sul territorio, che fin’ora si è verificata  fallimentare in questa città.
Ma li dove questa ha funzionato, gli strumenti che da a risoluzione dei casi sono il Daspo Urbano, i fogli di via, e in generale tutto ciò che prevedono i  Decreti Sicurezza (Minniti e poi Salvini), fino al Decreto La Morgese.

Questi ultimi decreti poi hanno reso effettivamente più precarie e più  condannabili grosse fasce sociali che vivono al livello di sopravvivenza, per le quali un lavoro in nero o l’occupazione di una casa costituiscono una necessità vitale.

‘Legalità’ è anche ‘Sicurezza’, che in un contesto di fermento culturale o turistico, significa sorveglianza in presenza o tramite dispositivi, in difesa, non tanto della quiete pubblica, quanto della proprietà privata. La ‘Sicurezza’ permette a strati sociali più agiati di poter vivere un centro storico decoroso e sicuro. Questo in sintesi porta ad una graduale e sostanziale sostituzione della popolazione con relativo bagaglio socio-culturale. Ciò vuol dire oggi  ‘Gentrificazione’.
Un esempio nazionale invece molto chiaro di ciò che è indicato col termine ‘Turistificazione’ è Venezia, con il fenomeno del turismo di massa, con relativa industria turistica che ne modifica il tessuto socio-economico e aspetto  ambientale.

Immaginiamo una città e un centro storico capaci, nel proprio rispetto, di attrarre per il proprio patrimonio artistico, ma anche per la loro specifica  cultura e tradizione, che l’impianto siderurgico (ma anche i vari impianti  industriali e portuali) e la marina militare hanno nel tempo soffocato. Riappropriarsi delle radici storico-culturali è un mezzo necessario, ma non  sufficiente per riscoprire e valorizzare l’intero territorio e le specifiche capacità  individuali e collettive, in una prospettiva di superamento delle Grandi  Industrie.

In uno scenario di inefficacia sociale delle politiche abitative comunali, che  scelgono di deresponsabilizzarsi, cedendo le residenze popolari alle banche o facendo promozioni farlocche al pubblico e al privato e lasciando in  abbandono il patrimonio culturale dell’isola e della città, con l’assenza di una
reale politica sociale che parla ai quartieri, alle loro esigenze e l’assenza di risposte alla disoccupazione dilaniante, noi scegliamo l’Autorganizzazione.
L’Autorganizzazione ha pratiche orizzontali, dal basso, che sussistono sulla condivisione e il confronto per creare una comunità autodeterminata, che superi la delega e la figura del leader, che sposi metodi e pratiche egualitarie e solidali, che sia capace di riappropriarsi dei propri spazi vitali.

Giovanni Paisiello è un esempio di genialità artisitica locale, conosciuta in tutto il mondo. Non condividiamo assolutamente le mistificazioni, ma vogliamo, con questo intervento, fare riferimento alle tante genialità, potenzialità di ogni tipo che oggi sono in affanno o alle tante altre che sono state e sono costrette a migrare lontano, in quanto da decenni questa città è stata sacrificata sotto l’altare della ‘vocazione’ industriale e militare.
L’opera de ‘Il barbiere di Siviglia’,composta da Paisiello, è nota grazie al  successo di Gioacchino Rossini, prima di allora era rimasta pressoché in ombra. Taranto continua ad essere una città in ombra. Avremo pur una possibilità di vivere di altro che non sia ancora acciaio e polvere?

Anno di Lotta 2021

Opporsi al sistema è confrontarsi collettivamente, condividere idee e pratiche solidali e dal basso, creare comunità autodeterminate, schierarsi, stare in strada, senza deleghe e protagonismi, opporsi con ogni mezzo necessario all’arroganza dei potenti, immaginare un altro mondo possibile e necessario e porre le basi perché esso sia di rottura col neoliberismo che condanna a morte vite e territori. Non possiamo permetterci nessun passo indietro. Nulla va dimenticato tutto va costruito! Solidali con i perseguitati e prigionieri politici, coi detenuti e gli sfruttati, con gli ultimi e i repressi, saremo sempre al loro fianco!