Decoro e Monnezza

Decoro e Monnezza
I gabbiani, ieri, volavano sui mari, inseguivano i pescherecci. Erano forti, sani e planavano in cieli tersi.

Probabilmente l’unico aspetto positivo delle restrizioni, durante la prima ondata di contagio da covid, è stato la riappropriazione da parte della natura degli spazi lasciati dall’essere umano, quest’ultimo costretto a provare la cattività, che solo i detenuti nelle carceri conoscono.
Durante quei duri e lunghi mesi, la vegetazione, gli animali, danno vita a quelle strade, quei campi, quei cieli, che l’essere umano ingombra invece senza rispetto. All’ingombro segue l’inquinamento, il degrado ambientale, la strage infinita di piante ed animali e territori per soddisfare la fame umana di conquista e distruzione, dominio e possessione.
L’umano non ha imparato nulla, neanche stavolta. Testardamente siamo tornati a invadere il mondo con la nostra rumorosa e devastante arroganza. La finanza, le politiche economiche ed estrattive incrementano i loro capitali per distruggerlo in nome di un profitto sempre maggiore, per detenere un potere schiacciante che non rispetta né la natura, né la vita umana stessa, mettendo a rischio, per sua logica distruttiva e cieca, la vita di tuttx e tutto.
Ma ciò non scoraggia chi ha preso coscienza della letale invadenza umana e delle mortali politiche capitalistiche e decide di invertire, anche se nel suo piccolo, la rotta. Abbiamo visto in mezzo secolo e più, grandi battaglie per l’ambiente, timide ‘svolte’ industriali sedicenti sostenibili e ‘green’, abbiamo imparato a riciclare, forse, ma il mondo va verso un continuo degrado, ma nonostante tutto i fiori continuano a sbocciare.
Il degrado ambientale dovrebbe essere a cuore di tuttx e, non meno, a cuore delle scelte politiche, che invece restano deboli e fatte da ipocriti politicanti asserviti alle industrie e alle multinazionali.
E’ invece il ‘degrado’ sociale e culturale il protagonista delle scene mediatiche, che scandalizza il benpensante, un degrado su cui il politico e il faccendiere specula e lucra.
Abbandono, abusivismo, analfabetizzazione crescente, povertà, criminalità spicciola sono problemi che si pensa risolvere con il controllo e la repressione.
Il decoro che una società borghese esige è un decoro che vede strade linde e sicure, centri storici trasformati in salotti. E’ un decoro che non accetta vedere la povertà e le conseguenze di decenni d’abbandono, non accetta la diversità, ma pretende omologazione e rispetto di una sorta di moralità o di una legalità che altro non è che la garanzia dei privilegi borghesi a scapito della cultura popolare con tutte le sue disgrazie e ricchezze.
Ecco che ci si scandalizza alla vista di cumuli di rifiuti, che la gente lascia nei vicoli del centro storico, così come nei quartieri, soprattutto periferici. La raccolta differenziata, imposta da un giorno all’altro e senza un’effettiva comprensione da parte degli abitanti, scaturisce come risposta un maggior accumulo di rifiuti nei posti lì dove prima c’erano i soliti cassonetti, crea scontento in quanto le nuove campane sembrano essere poche per raccogliere i rifiuti urbani del quartiere e non tutti sono ufficialmente residenti, quindi non tutti hanno la possibilità di richiedere la tessera per l’utilizzo delle campane digitalizzate, con conseguente abbandono dei rifiuti nei vicoli. L’amministrazione comunale, a parte la distribuzione di un opuscolo sulla differenziata e un video spot uscito tardi in tv, è stata carente nell’informazione e formazione dei cittadini riguardo la differenziata e i suoi scopi, tra cui il riciclo. Ma i cittadini restano altrettanto all’oscuro, rispetto la fine di questi rifiuti e del loro effettivo riciclo e da parte di chi e per quali produzioni. Poco si sa o quasi nulla…dove finiscono i nostri rifiuti?
Intanto l’accumulo di rifiuti tra i vicoli favorisce situazioni igieniche precarie, con la presenza di topi e insetti, veicoli di batteri e virus. Ma quando i quartieri sono lasciati a sé per decenni da uno Stato assente, o lì dove lo spirito di comunità e condivisione tra abitanti è quotidianamente smantellato dalle dinamiche sociali di precarietà, come si pretende che lo stesso essere umano non sia esso stesso emarginato, in termini sociali, culturali, relazionali,  occupazionali…!? Un corpo sfruttato ed abusato senza possibilità di scelta e di costruzione di un presente (altro che futuro) meno precario, in una continua
lotta per la sopravvivenza, costretto alla guerra tra poveri.
Il ‘decoro’, se non affrontiamo le cause del degrado umano, diventa una parola al servizio del potere per nascondere le diversità, le vergogne, per ‘sconfiggere la povertà’. Puntiamo il dito verso chi abbandona la busta di rifiuti per strada, assecondando una guerra tra poveri, ostilità sociale e umanità differenziata. A tali fini nascono i Decreti Sicurezza, ma sicurezza per chi?…per gli stessi che vogliono accomodarsi nel salotto buono senza sentire il feto del lerciume nascosto sotto il tappeto costoso.
L’immondizia per le strade è poca cosa difronte le discariche a cielo aperto dei nostri territori, bancomat delle malavite e dei politici servili a queste dinamiche. Il degrado è scegliere il profitto a scapito della salute, della sanità ambientale e alimentare. Sono le grandi industrie che uccidono con le morti bianche, con i licenziamenti, con i disastri ambientali, con i tumori. Il degrado sono le amministrazioni quando acconsentono a trattamenti di favore, rilasciano concessioni facili, commettono abusi d’ufficio, si lasciano corrompere, ecc, per soldi o voti, in connivenza con le malavite, che poi le ritroviamo spesso a gestire discariche e riciclo.
Non accettiamo il significato che questa società dà al decoro, alla legalità, alla sicurezza, alla gentrificazione e turistificazione. Sono termini lesivi della dignità umana e della cultura popolare quando assoggettati alle politiche neoliberali e progressiste dei governi.
Auspichiamo e fomentiamo l’autorganizzazione tra gli abitanti dei quartieri, una comunità che sceglie insieme di migliorare le proprie condizioni con metodi e pratiche orizzontali ed eque, senza delega, né timore di scontrarsi con le logiche di ‘cambiamento’ o ‘riqualificazione’ o ‘rinascita’ di un amministrazione di facciata.

Oggi i gabbiani si spingono oltre le colline, nervosi si fiondano, ostili fra di loro, sui rifiuti delle discariche sempre più estese di queste terre. Oggi i gabbiani sono smunti e grigi, lontani dal mare.

COMITATO CITTA’ VECCHIA

Opere e Tarantelle

 

Opere e Tarantelle
Dopo tanti anni dall’abbandono dello stabile, in cui visse il compositore Giovanni Paisiello, sembra sia iniziata una politica comunale di recupero dello stesso, denominato ‘Casa Paisiello’. Un progetto cofinanziato dalla Regione  Puglia e dal Comune di Taranto con un importo di 800mila euro, che prevede
la realizzazione, in 270 giorni (dal 12/11/20), della casa-museo e di una caffetteria a piano terra. E’ un progetto nato pochi anni fa che vede in queste settimane l’inizio dei lavori, attualmente non realmente partiti per alcune  formalità burocratiche.

Se volessimo analizzare però gli interventi istituzionali succedutisi nel tempo, partendo, in un passato recente, dai progetti Urban e Urban II, passando per le varie speculazioni seguite negli anni, fino al ‘progetto case a 1 euro’, non troveremmo elementi rassicuranti, anzi…vedremmo decisamente elementi
preoccupanti, come il continuo impoverimento del patrimonio sociale (che parte dagli esodi degli abitanti dell’isola, fino gli anni ’80, verso le abitazioni delle periferie), come l’omologazione sociale a scapito di una cultura popolare che caratterizzava i vicoli del centro storico, come la continua speculazione sul
patrimonio pubblico e culturale e il continuo tentativo di trasformare il centro storico, un tempo cuore pulsante della città, in una vetrina per turisti o in un salotto per ricchi.

Gli esempi delle politiche del recente passato di recupero, riqualificazione o qualsivoglia rigenerazione dei centri storici ci restituiscono l’immagine di centri omologati, nei quali non è prevista la povertà, la diversità, dove vige una sorta di ‘legalità’. Una società che si rispetti non deve mostrare le sue miserie, viene da sé che il decoro sia imposto con la repressione e l’emarginazione.
La lotta all’abusivismo e all’accattonaggio è solo l’inizio di una scelta politica che punta ad attrarre investimenti sul territorio, che fin’ora si è verificata  fallimentare in questa città.
Ma li dove questa ha funzionato, gli strumenti che da a risoluzione dei casi sono il Daspo Urbano, i fogli di via, e in generale tutto ciò che prevedono i  Decreti Sicurezza (Minniti e poi Salvini), fino al Decreto La Morgese.

Questi ultimi decreti poi hanno reso effettivamente più precarie e più  condannabili grosse fasce sociali che vivono al livello di sopravvivenza, per le quali un lavoro in nero o l’occupazione di una casa costituiscono una necessità vitale.

‘Legalità’ è anche ‘Sicurezza’, che in un contesto di fermento culturale o turistico, significa sorveglianza in presenza o tramite dispositivi, in difesa, non tanto della quiete pubblica, quanto della proprietà privata. La ‘Sicurezza’ permette a strati sociali più agiati di poter vivere un centro storico decoroso e sicuro. Questo in sintesi porta ad una graduale e sostanziale sostituzione della popolazione con relativo bagaglio socio-culturale. Ciò vuol dire oggi  ‘Gentrificazione’.
Un esempio nazionale invece molto chiaro di ciò che è indicato col termine ‘Turistificazione’ è Venezia, con il fenomeno del turismo di massa, con relativa industria turistica che ne modifica il tessuto socio-economico e aspetto  ambientale.

Immaginiamo una città e un centro storico capaci, nel proprio rispetto, di attrarre per il proprio patrimonio artistico, ma anche per la loro specifica  cultura e tradizione, che l’impianto siderurgico (ma anche i vari impianti  industriali e portuali) e la marina militare hanno nel tempo soffocato. Riappropriarsi delle radici storico-culturali è un mezzo necessario, ma non  sufficiente per riscoprire e valorizzare l’intero territorio e le specifiche capacità  individuali e collettive, in una prospettiva di superamento delle Grandi  Industrie.

In uno scenario di inefficacia sociale delle politiche abitative comunali, che  scelgono di deresponsabilizzarsi, cedendo le residenze popolari alle banche o facendo promozioni farlocche al pubblico e al privato e lasciando in  abbandono il patrimonio culturale dell’isola e della città, con l’assenza di una
reale politica sociale che parla ai quartieri, alle loro esigenze e l’assenza di risposte alla disoccupazione dilaniante, noi scegliamo l’Autorganizzazione.
L’Autorganizzazione ha pratiche orizzontali, dal basso, che sussistono sulla condivisione e il confronto per creare una comunità autodeterminata, che superi la delega e la figura del leader, che sposi metodi e pratiche egualitarie e solidali, che sia capace di riappropriarsi dei propri spazi vitali.

Giovanni Paisiello è un esempio di genialità artisitica locale, conosciuta in tutto il mondo. Non condividiamo assolutamente le mistificazioni, ma vogliamo, con questo intervento, fare riferimento alle tante genialità, potenzialità di ogni tipo che oggi sono in affanno o alle tante altre che sono state e sono costrette a migrare lontano, in quanto da decenni questa città è stata sacrificata sotto l’altare della ‘vocazione’ industriale e militare.
L’opera de ‘Il barbiere di Siviglia’,composta da Paisiello, è nota grazie al  successo di Gioacchino Rossini, prima di allora era rimasta pressoché in ombra. Taranto continua ad essere una città in ombra. Avremo pur una possibilità di vivere di altro che non sia ancora acciaio e polvere?