Per Salvatore Ricciardi militante rivoluzionario

Caro Salvatore non ci sono abbastanza lacrime o elogi funebri che siano appena sufficienti a ricordare che Uomo e che Compagno sei stato. Non ti hanno piegato i tantissimi anni di carceri speciali. Non hai mai arretrato di un millimetro dalle tue convinzioni umane e politiche che hai trasmesso ad ogni iniziativa cui hai partecipato. Sei stato per tutt* noi compagn* un grandissimo maestro di vita e di militanza rivoluzionaria. Raccogliamo la tua bandiera per asciugare le nostre lacrime e per portarla in ogni nostra manifestazione, perché CHI VIVE NELLA LOTTA NON MUORE MAI ✊ COMPAGNO SALVATORE RICCIARDI: PRESENTE!✊ CHE LA TERRA TI SIA LIEVE✊

Le Compagne e i Compagni di Taranto.

Documento principi di metodo

La nostra assemblea si pone come una sperimentazione politica, sociale, culturale ed economica che sappia contrastare la desolazione che il sistema produttivo attuale impone, superando tutte le dinamiche di lavoro salariato legate allo sfruttamento dei corpi e dei territori. In questi termini, vogliamo praticare un modello di comunità dove il bene comune prevale sulla proprietà privata, una comunità capace di produrre forme di reddito che non rappresentino un ricatto sociale, come purtroppo accade nel nostro territorio, e capaci di condividere e crescere collettivamente. Rispetto a ciò, vogliamo contribuire a costruire un sistema basato sulla giustizia sociale e sulla autodeterminazione delle soggettività con cui interagiamo, un immaginario più che mai necessario. Secondo la nostra assemblea, il lavoro può divenire un insieme di pratiche di autoproduzione e di autosussistenza. Per raggiungere questo obiettivo è necessario avere la capacità di ricominciare da un rapporto di condivisione delle responsabilità, considerando la nostra terra ed i nostri corpi come una risorsa sociale e naturale e non come mero luogo di inquinamento e sfruttamento. Per questo, consideriamo responsabili tutte quelle pratiche sociali e di mutualismo alternative al modello sociale imposto, riconoscendo che la loro efficacia dipende dalla nostra capacità di essere comunità e di interagire con le soggettività che ci circondano.

In questa era di disumanizzazione ed esclusione sociale è necessario uscire dalle zone di comfort, dalla ghettizzazione e liberarsi dalle strette maglie della repressione di una società prona al profitto, dedita all’omologazione e all’appiattimento sociale, che invoca sicurezza a scapito delle libertà, a favore del controllo globale della nostra quotidianità e del nostro libero pensiero.

Consapevoli che una società può essere rivoluzionata e rivoluzionante solo se una serie di percorsi politici e culturali riescono ad attraversare il tessuto sociale, chiediamo un confronto con tutte quelle soggettività che non si sono ancora arrese ad un sistema che distrugge le nostre terre e uccide noi e i nostr* figl* solo facendoci respirare.

Pensiamo che il lavoro quotidiano di ognun* di noi debba trovare connessioni che permettano ai percorsi politici presenti sul territorio di intersecarsi e dimostrare che un organismo popolare, plurimo e trasversale, può avere la capacità concreta di superare la democrazia rappresentativa e permettere a tutt* di riappropriarsi in maniera determinante del proprio futuro.

Per l’emancipazione e l’autodeterminazione, per l’incontro tra le parti sociali, per il confronto tra le individualità e le collettività libere, per nuove progettualità che siano una concreta alternativa a questo modello sociale, vi invitiamo ad una prossima assemblea in cui cerchiamo di costruire insieme il metodo che permetta di concretizzare il progetto politico proposto.

Come garanzia per l’espressione di una trasversalità diffusa poniamo alla base della discussione i principi di metodo che in questi anni abbiamo prodotto, elaborato e via via modificato.

Vi chiediamo di leggerli, integrarli e modificarli per confrontarci su questi come primo punto della discussione in un’assemblea incentrata sulla riappropriazione delle socialità nel territorio tarantino.

Principi di Metodo:

1) Il metodo assembleare è basato sulla partecipazione, intesa come pratica che consenta l’espressione di ogni soggettività.

2) Le decisioni saranno discusse in assemblea, ponendo come obiettivo primario il raggiungimento di posizioni condivise, poiché ogni elaborazione decisionale è collettiva.

3) L’assemblea si riconosce nella pratica dell’autogestione e dell’auto-organizzazione come strumenti di crescita individuale e collettiva. Eventuali portavoce dell’assemblea sono nominati con mandato assembleare a carattere temporaneo(*)

4) Non sono consentite discriminazioni etniche, religiose né per orientamento sessuale né di genere.

5) L’età, l’esperienza, la capacità dialettica, l’impegno profuso e qualsiasi altra caratteristica di vantaggio o di merito non possono creare posizioni di predominio, di privilegio o di delega, quale che ne sia la quantità e la qualità.

6) Ciascun* partecipante alle assemblee garantisce l’espressione di tutte le soggettività concentrando il suo intervento nei limiti di tempo adeguati al numero dei partecipanti all’assemblea e non consentendo, all’interno di questi limiti, l’interruzione dell’esposizione altrui. Ogni contributo di critica e di proposta diviene patrimonio esclusivo dell’assemblea; pertanto, ogni successiva espressione di accordo o di disaccordo non verrà indirizzata all’estensore del contributo a cui ci si riferisce ma riguarderanno solo i contenuti di tale contributo (rispetto reciproco e tutela delle espressioni plurime di ogni soggettività).

7) L’assemblea ricerca e promuove le aggregazioni sociali per sviluppare nuove forme di sperimentazione politica, sociale, culturale ed economica.

8) Comportamenti palesemente lesivi dell’immagine o dell’integrità di singoli soggetti o di comitati/associazioni non sono ammessi. L’eventuale dissenso da posizioni altrui va discusso in assemblea e motivato in maniera critico-costruttiva, nonché formulato all’esterno con chiarezza e senza animosità.

Tutte le soggettività partecipanti accettano e si impegnano a rispettare i principi di metodo e a comportarsi responsabilmente nei riguardi delle linee di azione stabilite dall’assemblea.

(*) sull’autogestione, auto-organizzazione e valorizzazione degli spazi sociali La nostra sperimentazione politica e sociale si pone come un tentativo di condividere esperienze, visioni e valori che trovano il culmine nell’autodeterminazione di chi attraversa gli spazi assembleari e sociali. Intendiamo questa pratica come uno dei tanti modi di vivere le proprie vite al fine di influenzare e cambiare ciò che ci circonda. Per questi motivi, rifiutiamo lo strumento di delega poiché lesivo dell’autonomia dell’assemblea che si pone sovrana ad ogni tentativo di supremazia individuale e, al contempo, tutela la condivisione delle responsabilità delle soggettività che attraversano lo spazio assembleare. In conclusione, intendiamo l’autogestione come un insieme di pratiche utili alla risoluzione di eventuali conflitti assembleari, al fine di costruire una comunità che coopera, solidarizza e catalizza i sentimenti condivisi da tutte e da tutti.

Assemblea del Comitato Città Vecchia, Taranto